Comunicazione

IL FOGLIO

UN INCENTIVO AL LAVORO NERO

Alessandro Ramazza, Presidente di Assolavoro, l’Associazione Nazionale delle Agenzie per il Lavoro 

"Il Decreto Dignità non interviene minimamente su oltre 3milioni di lavoratori in nero, più di 300mila occupati nelle cooperative spurie – senza garanzie e con una retribuzione del 20% sotto quanto previsto dai Ccnl – sulle centinaia di migliaia di altri lavoratori con nessuna tutela.
Quello che fa è aggiungere limiti alla forma di flessibilità più tutelante: la somministrazione di lavoro. Il lavoratore in somministrazione, infatti, ha per legge gli stessi diritti, la stessa retribuzione e tutte le tutele previste per il lavoro dipendente diretto dell’azienda presso cui presta la sua attività. A queste si aggiunge la formazione: in un anno le Agenzie formano oltre 240mila persone e almeno un terzo deve poi accedere a una reale occasione di lavoro.
Ebitemp, inoltre, finanzia per oltre 10 milioni di euro rimborsi per spese mediche e odontoiatriche, indennità per maternità e asilo nido e altro ancora.
Tutto ciò in un sistema integrato di servizi per il lavoro (tutti gratuiti, a differenza di quanto ancora credono alcuni) che va dall’orientamento, alla formazione, alla ricerca e selezione finalizzata all’assunzione diretta da parte di altre aziende.
È per questo che decine di migliaia di imprese si affidano alle Agenzie per il Lavoro e pagano il di più per avere una determinata figura professionale.
È così che in un anno oltre 700mila persone hanno accesso ad almeno un contratto con diritti, tutele e retribuzione come da Ccnl e che altre 52mila vengono selezionate per profili medio alti e contratti stabili con le aziende clienti delle Agenzie.
Limitare questa flessibilità tutelante significa favorire recrudescenze del sommerso e mettere a rischio anche gli oltre 10mila professionisti che nelle 2.500 filiali delle Agenzie per il Lavoro offrono servizi a chi un lavoro lo cerca.
Se poi consideriamo che l’incidenza del lavoro in somministrazione nel nostro Paese è intorno all’1,5%, ancora sotto la media europea (1,9%) e distante, per esempio, dalla Germania (2,4%) è davvero difficile comprendere le ragioni di questo provvedimento, deciso peraltro senza nessun confronto con le parti sociali."

 
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